La vita dell'ex primo ministro pakistano Benazir Bhutto, prima
donna a guidare una nazione islamica, si dispiega come un racconto
di dimensioni shakespeariane. Educata a Harvard e Oxford, Benazir
Bhutto decise sin dall'inizio di non vivere come una giovane ricca
e viziata, ma di impegnarsi politicamente per il suo paese, secondo
l'esempio del padre, il primo presidente democraticamente eletto
del Pakistan, in seguito condannato a morte. Accusata di
corruzione, imprigionata e poi esiliata per molti anni, Benazir
Bhutto vide la sua famiglia decimata (dopo il padre impiccato in
carcere, fu la volta dei suoi fratelli: il minore avvelenato a
Cannes e il maggiore assassinato in un incidente aereo) per poi
venire richiamata in patria nel 2007 come unica speranza per la
democrazia del suo Paese. Uccisa a sua volta in un attentato, la
sua prematura scomparsa ha avuto ripercussioni in tutto il mondo:
la sua figura è diventata simbolo della libertà e della democrazia
contro la dittatura e il fondamentalismo.
In competizione al Sundance 2010, una saga familiare di
rara potenza e commozione, oltre ad essere di sconvolgente
attualità (il delitto di Benazir Bhutto è tuttora irrisolto e si
attende per questa estate l'esito delle indagini avviate dalle
Nazioni Unite).