A partire da 14 anni
Wilhelm Furtwängler è un personaggio realmente esistito,
illustre direttore d'orchestra durante gli anni del nazismo
rifiutò, a differenza di molti colleghi, di abbandonare il paese e
di prendere così una posizione netta nei confronti della dittatura.
Questa scelta gli costò molto cara: nonostante lassoluzione
dallaccusa di sostenitore del regime nazista, lopinione pubblica,
soprattutto quella americana, non seppe mai perdonarlo. Due volte,
nel 1936 e nel 1949, gli fu negato il ruolo di direttore
rispettivamente della Filarmonica di New York e dellOrchestra
Sinfonica di Chicago. Furtwängler si rese reo di aver goduto
dellammirazione di Hitler, di aver anteposto la passione per la
musica, lambizione di continuare ad essere un grande direttore
dorchestra, alle questioni morali e politiche. Se si fosse opposto,
se avesse ripudiato il regime, la sua carriera sarebbe finita
immediatamente. Ma fino a che punto si può parlare di colpa? Fino a
che punto arriva la responsabilità dellartista nel momento in cui
il potere lo coinvolge in questioni politiche che non condivide, ma
alle quali non si ribella? Le responsabilità dellindividuo si
fondono, nel caso di Furtwängler, con quelle del potere, nei
confronti degli uomini e della storia. Ma questa è uningiusta ed
inevitabile conseguenza o è il prezzo, giusto, da pagare per aver
scelto di non opporsi? Queste le domande che si pone Szabó nel
momento in cui, con questo film, decide di affrontare lannosa
questione dei difficili rapporti tra arte e potere, rapporti che
diventano categorici (espressione o silenzio) quando il potere si
trasforma in un regime. La questione si esprime nel film attraverso
il drammatico confronto tra il personaggio di Furtwängler e quello
del Maggiore Arnold, lo sfaccettato ed aristocratico artista contro
lo schematico e univoco militare, che non ritiene sufficiente la
buona fede rispetto allorrore dei campi di concentramento e che,
quindi, condanna inesorabilmente e moralmente lartista. Quello di
Szabó è un film fatto di domande, che non trovano necessaria
risposta ma che invitano lo spettatore ad una difficile
riflessione.