L'incubo di Darwin
(Darwin's Nightmare)
di Hubert Sauper

Fotografia
Hubet Sauper

Documentario
Austria / Francia / Belgio 2004
107 minuti
Colore

Data uscita
10/03/2006

ufficio stampa
sito ufficiale

Oscar 2006
Candidato Miglior Documentario
Festival di Venezia 2004
Europa Cinema Label - Giornate degli Autori
European Film Awards 2004
Miglior Documentario
Viennale 2004
Vienna Film Prize
Copenhagen Dox 2005
Miglior Film
Festival De Film D'Environnement Paris 2005
Gran premio
Chicago Doc Festival 2005
Miglior Film
Thessaloniki Doc FF 2005
Premio del pubblico
Oslo Eurodoc 2005
Norway Distribution Award
Docaviv In Israel 2005
Gran Premio Miglior Film

 

Durante gli anni Sessanta qualcuno ha incautamente (o forse fin troppo oculatamente) introdotto il pesce persico del Nilo nel lago Vittoria, Tanzania, il secondo più grande al mondo. La specie aliena all’ecosistema originario, per giunta predatrice di natura, ha sterminato tutti gli altri pesci presenti, fra i quali specie ancora poco studiate dalla scienza. Da quel momento cargo europei, russi e a volte americani affollano le sponde del lago per una massiccia esportazione del pregiato pesce. Nonostante la fiorente industria la popolazione locale rimane nell’indigenza più assoluta: ha un tasso di mortalità altissimo, decimata dall’AIDS; chi è fortunato lavora sottopagato nelle industrie dell’esportazione; chi non lo è deve arrangiarsi con la pesca di frodo, il riciclo degli avanzi degli stabilimenti, o la prostituzione. E pensare che meno della metà del pesce pescato potrebbe sfamare agevolmente l’intera popolazione locale. L’ipotesi dell’autore, confermata da più di un testimone, è che gli aerei non arrivino vuoti, ma carichi di armi, munizioni e addirittura carri armati che vanno a rifornire la miriade di focolai di guerra presenti in tutta l’Africa.

Commento
“È incredibile che dovunque vengano trovate materie prime, sistematicamente la popolazione locale muoia in miseria, i loro figli diventino soldati e le loro figlie schiave o prostitute”, dice Hubert Sauper. Il documentario di Sauper, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia, è un’inchiesta diretta e toccante che ci conduce all’origine dell’infame catena della globalizzazione, dove le teorie darwiniane sulla sopraffazione trovano un’agghiacciante conferma sia nel comportamento umano che animale. È evidente la metafora del pesce persico del Nilo che introdotto in un ecosistema più debole lo distrugge a proprio vantaggio: “Ho scelto di realizzare un film molto metaforico” – spiega il regista – “per mostrare l’assurdità del tempo che stiamo vivendo. Avrei potuto farlo sulle scarpe o sulle magliette, non sarebbe cambiato nulla. Molti di noi sono consapevoli di che cosa sia la ricchezza, non tutti conoscono gli abissi di povertà e morte che stanno alla base. Quando comprate una rosa per la vostra fidanzata, dovete sapere che molto probabilmente arriva dallo Zaire, con lo stesso aereo che lì ha portato le armi occidentali”. Sauper usa una tecnica molto semplice e onesta, intervistando i pescatori, i proprietari delle fabbriche che lavorano il pesce, i ministri africani, i piloti russi, i boss locali e le prostitute senza domande trabocchetto o osservazioni segrete, tanto l’iniquità è palese e sotto gli occhi di tutti. Da quando è iniziata la massiccia esportazione del prodotto ittico la povertà della popolazione è aumentata a dismisura, accompagnata dalle malattie: le donne si prostituiscono con i piloti russi per sfamare i propri figli, i bambini abbandonati per strada sniffano colla ottenuta bruciando i contenitori del pesce sparsi nel lago, cadendo addormentati preda di chiunque voglia abusare di loro. La responsabilità europea nei confronti della situazione è molto grave: mentre la carestia dilaga i governi occidentali sbandierano i progressi ottenuti nei rapporti commerciali fra i due paesi e la grande quantità di aiuti umanitari inviati (che come al solito quasi mai arrivano a destinazione); su tutto l’ipocrita benedizione della chiesa locale. Molti dei protagonisti del documentario sono morti durante (come la giovane prostituta Eliza accoltellata da un cliente) o subito dopo le riprese: le immagini di Darwin’s Nightmare sono tutto ciò che rimane di loro, accrescendo il valore etico e l’urgenza di questo documentario, insignito del premio Label Europa Cinemas.

A partire da 14 anni